Il trasporto sta diventando sempre più digitale: veicoli connessi, gestione remota, analisi dei dati, manutenzione evoluta. È un’evoluzione che porta efficienza, controllo e nuove opportunità. Ma porta con sé anche un punto fermo: senza cybersecurity non c’è continuità operativa.
Lo ha ribadito anche Dariush Behboudi, Direttore Tecnico dei Servizi Telematici di ACTIA, in un intervento pubblicato su Parts Truck: “Senza sicurezza si rischia di rimanere fermi prima ancora di partire.”
Una frase che sintetizza bene il tema: oggi la sicurezza digitale non è un elemento accessorio, ma una condizione necessaria per proteggere mezzi, dati e processi.
Veicoli industriali connessi: più dati, più valore (e più responsabilità)
Un veicolo moderno non è più solo “meccanica”: è un sistema complesso composto da centraline (ECU), gateway, moduli telematici, GPS, tachigrafi e sensori che raccolgono e scambiano informazioni. Molti di questi dati vengono trasmessi e archiviati su piattaforme e servizi cloud per supportare l’operatività quotidiana.
Insomma, se i dati sono vitali per la gestione della flotta, diventano anche un obiettivo.
Quali rischi reali si stanno facendo strada nel settore
Nel mondo del trasporto siamo abituati a gestire rischi su strada: traffico, incidenti, normative. Oggi si aggiunge un livello che impatta direttamente l’operatività: quello digitale.
Tra gli scenari più concreti, ci sono:
- furto o manipolazione dei dati (localizzazione, percorsi, tempi, attività);
- accessi non autorizzati da remoto e tentativi di compromissione dei sistemi di bordo;
- furto di credenziali e attacchi a server o portali cloud per sottrarre informazioni;
- episodi di download fraudolento o uso illecito di dati/sistemi legati alla gestione operativa.
Al di là della “teoria”, il punto è semplice: un attacco informatico può mettere in crisi non solo la privacy, ma soprattutto la continuità del lavoro.
“Security by design”: la sicurezza si progetta prima, non si aggiunge dopo
Uno dei concetti chiave emersi nell’intervento è quello di security by design: la sicurezza non può essere un’aggiunta tardiva, ma deve essere integrata fin dall’inizio, nella progettazione di prodotti e soluzioni.
Tradotto in modo pratico, significa prevedere (dove applicabile) elementi come:
- avvio sicuro dei sistemi (secure boot);
- protezioni contro modifiche non autorizzate a firmware e componenti;
- autenticazione e controllo delle connessioni e degli accessi;
- crittografia dei dati trasmessi e archiviati;
- protezioni tamper e meccanismi di verifica dell’integrità del sistema;
- aggiornamenti OTA gestiti in modo sicuro e controllato.
Sono misure che aiutano a ridurre la superficie di attacco e, soprattutto, a trasformare la cybersecurity in un processo continuativo, non in un intervento “a emergenza”.
Normative europee e compliance: perché conviene arrivarci preparati
Un altro aspetto da non sottovalutare è il contesto normativo: l’attenzione dell’Europa su sicurezza digitale e requisiti di prodotto è in aumento, con riferimenti come il Cyber Resilience Act (CRA) e la Direttiva RED per gli apparati radio.
Per chi opera nel trasporto, questo significa una cosa molto concreta: la sicurezza digitale diventa un requisito sempre più strutturale, da considerare nelle scelte tecnologiche e nei processi, non solo negli aspetti IT.
Cybersecurity: non solo tecnica, anche cultura operativa
Infine, c’è un punto spesso sottovalutato: la cybersecurity è anche cultura. Vuol dire formare operatori e sensibilizzare l’azienda sui rischi digitali, perché molte vulnerabilità nascono da comportamenti quotidiani (accessi, credenziali, procedure, gestione delle modifiche).
Un attacco informatico può bloccare un’intera flotta e generare conseguenze economiche e reputazionali importanti. Per questo serve un approccio proattivo e collaborativo, che coinvolga chi produce, chi gestisce e chi utilizza i sistemi.
Qui l’intervento completo di Dariush Behboudi durante il convegno OneDayTruck.
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